25 gennaio 2011

Un malinconico ricordo della sua perduta innocenza.

La sua vita, le sue lotte, il suo soffrire e volere passano ancora una volta, l'ultima, dinanzi agli occhi del nostro spirito.
Ed ora, in questo grave istante che scuote l'anima nel profondo, nel momento in cui ci liberiamo di tutto ciò che quotidianamente ci confonde e ci avvilisce, una voce terribilmente severa tocca il nostro cuore, una voce che non siamo solitamente capaci di cogliere nell'assordante frastuono della giornata: "Ed ora? Che cos'è la vita? E questa morte?".

Egli scruta nella ressa delle apparizioni e perde la pura mentalità dell'infanzia e la profonda fermezza che solo l'amore può dare.
Dubita.
Di sé, di Dio.
Il mondo e la vita diventano per lui confusi fantasmi.
La nausea per ogni cosa che esiste e che diviene lo coglie colpendolo con un pugno di ferro e lo spinge a urlare di disperazione.

È giunta la fine di ogni cosa vivente.
I sensi vengono meno.
In un silenzio carico d'orrore crediamo di sentire, lontano, lontano, quasi una voce di usignolo, come un'ultima tremula eco della vita terrestre.
Ed ecco: non c'è giudizio, non ci sono peccatori, nè giusti, nè grandi, nè piccoli, non c'è pena e non c'è ricompensa! Un onnipotente sentimento d'amore ci pervade con una conoscenza ed un'esistenza beate.

"Risorgerai, si risorgerai!".


Klopstock.
[Auferstehun]


Inno riadattato da Gustav Mahler per la Seconda Sinfonia.


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