Con lo sguardo rivolto verso il basso fissava quella moltitudine di gente in fondo, molto in fondo, oltre quell'infinito vuoto.
Poi osservò il cielo. Era nero, forse per la notte, forse perché anche lui percepiva la malinconia. Come avrebbe voluto raggiungere quell'immensità...
Il suo sguardo si spostò nuovamente in basso, là dove quelle urla rimbombavano colmando il silenzio delle tenebre. Sapeva che se le avesse ascoltate tutto sarebbe tornato come prima. Non voleva.
Il cuore diceva di compiere un passo indietro, il cervello suggeriva un passo avanti. Dipendeva unicamente da un movimento degli arti inferiori. Era la direzione che contava.
Ora le sue orecchie percepivano un insieme di suoni dal tono indefinito,il proprio respiro continuo ed affannato, i battiti del suo cuore potenti.
Cercò di porgerle la mano, senza avvicinarla più di tanto, solo per farle capire che non era sola, nemmeno stavolta.
“Non toccarmi”. Si voltò pian piano, cautamente, per non perdere l'equilibrio. Alcune ciocche di capelli le ricoprivano il volto, ma non accennò nemmeno ad un movimento pur di spostarle. Nonostante ciò riusciva a guardar diritta negli occhi la sagoma di fronte, dall'aria così familiare, senza che nulla potesse ostacolare l'incrocio dei due sguardi. Ma questo poteva bastare? A volte la realtà che si è costretti a vivere è mille volte più potente di qualsiasi sentimento.
“Sono le regole de gioco, le leggi della natura. Merito la penitenza”
“Si può pure fare un'eccezione. Esiste la rivincita. Se non ti arrendi le regole possono essere cambiate. Tu sei più forte di me.”
“Sei arrabbiata?”
Non rispose.
“Se lo sei perchè piangi?"
Abbassò il braccio che tentava di porgerle per l'ultima volta. Rimase immobile , diritta come un lungo tronco d'albero. Le lacrime cadevano sul suo volto come se tentassero di fuggire dagli occhi per salvarsi.
“Ricordi com'era?”
“Come?”
“Come adesso. Tu piangevi a dirotto, io no. Perchè piangere se si è felici? E' una cosa che non ho mai capito.”
Si guardarono intensamente, le linee dei loro occhi si ammorbidirono, i lineamenti si fecero più rotondi. In un attimo si ritrovarono a ridere, come quando si fa una cosa e la si fa completamente, con tutto l'animo, poiché non la si farà mai più.
“Sai, in realtà anche a me cadde una lacrima, una sola. Non te ne sei mai accorta”.
In quello stesso istante una lacrima scivolò dai suoi grandi occhi, come un tempo oramai troppo lontano.
Cercò di seguire il percorso di quella goccia, poi la perse, non la vide più. Scomparve nella profondità di quel vuoto.
Nonostante il caos intorno, ascoltava il silenzio, un gran silenzio.
Ora non lo sentiva più.
L'aria si fece più cupa, quasi irrespirabile; si levò un vento potente, le tenebre della notte ricoprirono tutto ciò che rimaneva.
Guardò il suo corpo giacere giù, nella superficie di quella profondità.
Hai vinto tu il gioco.
Sei stata onesta, hai rispettato le regole della realtà che vivevi.
Adesso continuerai a vedere, ma sarai cieca.
Potrai parlare, ma sarai muta.
Potrai sentire, ma sarai sorda, sorda dentro il cuore.
Game over
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