tra le tante cose che più mi fanno paura ce n'è una che mi tormenta. Ho paura di perdere la mia migliore qualità. La mia capacità di ridere per quella cretinata che probabilmente solo ai miei occhi appare divertente, tanto da meritare una risata.
Ho paura, paura di diventare così tanto seria e noiosa da reagire con sguardo superiore e tono di voce tremendamente disgustato a qualcosa che adesso mi avrebbe fatta ridere di gusto.
Hai presente quando ridi tanto, ma così tanto da sentire qualcosa dentro di te che si contorce?
Senti i muscoli dello stomaco contratti, un peso in tutto il corpo, per attimi intervallati il respiro viene a mancare e non sei certa di poter riuscire a smettere. È una delle sensazioni più piacevoli dell'intera giornata. Subito dopo tutto dentro di te si rilassa, stai bene.
Chissà se da grande perderò questa bellissima stupidità, chissà se la vera anomalia è proprio non averla, chissà come ci si sente, chissà se riusciremo ad essere sempre un pò bambini.
Haley, chieditelo.
Chiediti se l'hai perso il tuo senso dell'umorismo, quella gioia di vivere.
Chissà dove sarai, cosa farai, chissà se avrai raggiunto i tuoi sogni, i buoni propositi li avevi tutti e chissà quante cose adesso saranno più chiare e lucide.
Conoscendoti starai ridendo di me, "stupida" starai pensando. Non aggrottare le sopracciglia con sguardo perplesso fissando questo foglio. Non pensare che tutto ciò sia assurdo ed insignificante. Non guardarmi dall'alto. Conserva per sempre tutte quelle sensazioni che ti rendono felice.
Dovresti aver imparato a conoscere te stessa. Rimani sempre te, fidati. In fondo siamo razionalmente ed irrazionalmente la stessa identica persona.
Haley aprì il cassetto, afferrò una foto e la guardò intensamente, aveva i capelli diversi.
Sfogliando i vecchi documenti universitari scoprì una busta. L'aprì.
"Che calligrafia assurda!" Pensò tra sè e sè, sorprendendosi di come nel corso del tempo la sua scrittura avesse assunto dei caratteri di gran lunga più professionali.
Sorrise.
Quel foglio non l'aveva mai dimenticato, sapeva che un giorno l'avrebbe riletto.
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