[Ecco, è finita, neanche una stagione.
Nemmeno stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento.
Questa sera è l'ultima con il mio buon vecchio numero.
E poi, è anche luna piena, la trapezista si rompe l'osso del collo. Sta zitta! zitta!]
<< Beh, non me l'ero figurato così, l'addio al circo.
L'ultima sera non viene mai nessuno. Voi suonate come idioti ed io vado su e giù sotto la tenda come una gallina.
E poi... farò un'altra volta la cameriera.
E allora merda!>>
[Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo, in momenti come questi, come adesso.
Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia?
Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora.
Vivere? basta uno sguardo.
È buffo non sento niente. È la fine... e non sento niente.]
Devo solo alzare la testa e il mondo si apre davanti ai miei occhi, mi sale nel cuore.
La luce del mattino, lo sguardo del bambino, le macchie delle prime gocce dei pioggia, il sole, il pane e il vino, le venature dei fogli di carta, l'erba che si muove, i colori delle pietre, il ciottolo sul letto del ruscello, la tovaglia bianca all'aria aperta, il sogno della casa nella casa, il vicino che dorme nell'appartemento accanto, la quiete della domenica, l'orizzonte, la luce nella stanza del giardino, volare di notte, andare in bici senza mani, la bella sconosciuta, mio padre, mia madre, mia moglie, mio figlio.
Il mondo sembra oscurarsi, al crepuscolo, ma io lo racconto
come all'inizio, con la mia cantilena che mi tiene in vita.
[Der Himmel über Berlin]