“Credo di si”, rispose aggrottando la fronte, poi abbassò lo sguardo.
Rimase in silenzio per qualche secondo, respirò profondamente assaporando l’essenza di quel soffio d’aria. Adesso lo sentiva.
“Sono solo semplici urla”
“Dovresti provare a concentrarti meglio."
Così provò a ripetere nuovamente quell’azione, come fosse abitudinaria.
Portare le mani alle tempie, chiudere gli occhi, strizzarli gradualmente.
Jack si sollevò dalla sedia e si avvicinò fino a circa dieci centimetri dal suo volto. “Non puoi permetterti di essere stanco”, affermò scandendo bene ogni singola sillaba.
Si levò qualche attimo si silenzio.
Un altro sospiro, questa volta più intenso .
“Alcune sono di gioia, altre di dolore, altre ancora non hanno sentimenti. "
Jack annuì con tono soddisfatto . “Cosa vuoi dire?” Chiese.
“Sembra vogliano simulare dei falsetti, oppure sono solo strilli.”
“Forse vogliono farsi notare?”
“Che senso avrebbe?” , aggrottò le sopracciglia.
“Appena comprenderai il sentimento che c’è dietro quelle voci riuscirai a risponderti. “
“Non hanno nessun sentimento.”
Rimase qualche secondo in silenzio, con lo stesso sguardo che lo accompagnava da un anno ormai, impassibile. Iniziò a giocherellare con le dita, sorrise nel vuoto.
Jack lo fissò per qualche attimo, come se volesse studiare la sua espressione, apparentemente limpida ma fredda in realtà.
Lui si alzò ed a passo deciso si incamminò verso la porta.
“Jack?” , lo chiamò dandogli le spalle. “ Sono stanco, tanto .” Si voltò verso di lui. Sospirò ed abbassando lo sguardo aprì la porta.
“Credo che quelle voci vogliano farsi notare da te”, affermò Jack.
Stavolta non si voltò , posò la mano sulla maniglia, la strinse, si fermò. Poi la spinse giù con fermezza ed uscì senza chiudere la porta.
Il dottor Clipse lo guardò allontanarsi a passo vuoto.
"Tu eri libero, innocente, credevi ad un finale felice.
I giorni si sono trasformati in anni.
Con la tua mente a pezzi.
I tuoi sogni stanno dormendo tranquilli.
Pensi di non avere scelta.
Ricordo tante piante, un cielo limpido sopra la mia testa, nessun gioco sofisticato, allora riuscivamo a divertirci con poco.
Ricordo il mio paese, era piccolo e noi non eravamo in tanti; vivere lì mi piaceva, credevo di essere libero ma in realtà non lo ero.
Ricordo la mia mamma, i suoi occhi erano belli e quando mi guardavano vi leggevo il modo più semplice e puro di voler bene ad una persona.
Ricordo una casetta in legno.
Ricordo le mie passioni,si mantennero sempre costanti nel tempo.
Ricordo di essere sempre stato diverso, ma nella mia spensieratezza non avevo idea che lo sarei stato per sempre.
Ricordo dei fogli sparsi, una penna e qualche pensiero scritto in ogni attimo della giornata.
Ricordo un via vai di persone, di momenti, di luoghi, di spazio, di tempo.
Ricordo una stanza, una scrivania al centro, una finestra dietro ed una grande porta nera, lucida.Un uomo alto, magro, elegante, con i capelli bianchi e dei piccoli occhiali senza montatura.
Non lo sento, ma lo ricordo.
Per un momento sei riuscito a sentirti una persona come tante altre, ma che senso ha vivere una vita che non è la tua?
Scegliendo quella strada hai deciso di condividerti con miliardi e miliardi di persone e ora, che ti piaccia o no , un po’ della tua vita appartiene anche a loro .
Non puoi più tornare indietro, potrebbe essere un tuo diritto ma non puoi.
Non puoi permettere di perdere altro tempo e il tempo non può perdere te.
Riproporre delle parole, delle poesie attorno a cui tutta la tua vita ha girato e rigirato per anni ed anni.
Parole che hanno fatto emozionare qualcuno, provocato delle lacrime, rattristito, reso felice, suscitato dei sentimenti nuovi, sorpreso.
Ed è questo quel sentimento che cercavi, quello che vive dietro le urla che ricordi.
Quelle urla gridano, sentono la forza delle parole, gridano per farsi notare da te, perché grazie a te anche la loro vita adesso è diversa.
Ma ti conosco quanto conosco me stesso.
Portare le mani alle tempie, chiudere gli occhi, strizzarli gradualmente.
Le sentiva si, come al solito,ma adesso erano chiare, perfette, intense.
Ricordò quanto gli piacevano.
Sentiva tante piante, un cielo limpido sopra la sua testa.
Sentiva un via vai di persone, di momenti, di luoghi, di spazio, di tempo.
Ricordava e sentiva il sentimento di quelle urla che non era riuscito a comprendere.
Erano davanti a sé adesso e sapeva che mai più se ne sarebbe allontanato.
Sentiva le urla in mezzo al fruscìo , erano sempre stati un’unica cosa.