È come se la singolarità del tempo si estinguesse nella consapevolezza che di tempo non ne esiste uno soltanto.
Esiste il mio tempo: lo sguardo alla mia vita che scorre velocemente nel mondo. Un mondo che cammina insieme alla mia persona o che a volte procede distaccandosene.
Guardando indietro, negli anni in cui mi distaccai io dal mondo, mi rendo conto di essere stata come il pavimento di casa mia, che per vent'anni ci ha guardati dal basso verso l'alto e poi sempre più in alto. Mentre ci allontanavamo dalla sua superficie ha visto la nostra vita scorrere e calpestarlo noncuranti.
Guardando indietro sento addosso la sua staticità. È esattamente questa sensazione che intendo come seconda opzione, l'io separato dal mondo. Il pensiero che nel periodo in cui mi fermai il mondo andava ed io di tanto in tanto lo guardavo scorrere, come dal basso.
Esiste il mio tempo in relazione all'altro: la sorpresa e lo spavento di scoprire che il MIO tempo vive nella relatività, che non sarà mai indipendente in quanto appartenente solo ed esclusivamente alla mia vita. Esso si ferma al momento in cui l'altro non esiste più nella nostra quotidianità. Esistono tanti tempi diversi, uno per ogni individuo inseritosi nel nostro cammino.
Ho incontrato X alla festa il giorno Y del mese Z. Il mio tempo in relazione a X si è fermato esattamente il giorno Y del mese Z, la mia vita in relazione a X non può più andare avanti finché non avrò con lui qualsiasi altro tipo di relazione fisica e non.
La mia vita si è quindi fermata più e più volte.